Autonomia lombarda. Quale ruolo per la Città metropolitana di Milano

 

di Arianna Censi

 

All’indomani del referendum sull’autonomia, si fa sempre più stringente la necessità di ridefinire compiti, funzioni e dotazioni economiche dei diversi attori istituzionali presenti sul territorio lombardo: un riassetto e un bilanciamento delle competenze dei diversi enti che forniscono servizi ai cittadini.

Qualche giorno fa si è tenuto un primo incontro col Governo e la Città metropolitana di Milano è stata chiamata a fare parte delle delegazione che dovrà ridiscutere quali nuove competenze, e quali nuove forme di autonomia, attribuire alla Lombardia.

Questa cosa, assolutamente positiva, conferma come sia imprescindibile e necessario, prima che i giochi si avviino, non solo definire unitariamente, e a livello locale, quale sia il modello che si vuole realizzare, ma anche riconoscere alla metropoli milanese un ruolo essenziale, “speciale” oserei dire, che ne fa la prima area economica del paese.

Definire dunque ruoli e competenze per tutti gli attori del territorio lombardo, prima ancora che inizi il negoziato col Governo.

In particolare, la Città metropolitana di Milano vuole che questa occasione rappresenti il volano di svolta per definire a pieno i compiti del neonato Ente, sempre in dubbio, e la piena possibilità di partire.

In quest’ottica, prioritari sono due obiettivi: il primo, la necessità di un riordino istituzionale interno alla Regione, magari attraverso il potenziamento della Conferenza Regione-Città metropolitana, che definisca una volta per tutte chi fa cosa e come. Ci sono temi, infatti, che dovrebbero essere di competenza meramente metropolitana (infrastrutture, territorio, ambiente, mobilità, sviluppo economico). Si tratta di dare attuazione ai principi di sussidiarietà, per dare a ciascun livello territoriale di governo i giusti compiti, le giuste funzioni.

Sapere dunque chi fa cosa. Si pensi, ad esempio, al caso in cui si debbano programmare interventi viari (come abbiamo fatto nel caso della Paullese) che vanno al di là dei meri confini dei singoli comuni. Chi meglio di un ente di area vasta, con una visione allargata, potrà svolgere questa funzione?

Quando la Città metropolitana sarà messa nelle condizioni di operare al meglio, dimostrando le proprie potenzialità (ad esempio, sul Bando nazionale per le periferie la Città metropolitana ha ottenuto quaranta milioni, coordinando oltre trenta comuni – compreso Milano) si arriverà anche a una semplificazione del sistema.

Semplificazione che porta con sé, in maniera direi automatica, sburocratizzazione e risparmi. Risparmi di tempo, di denaro, di energie.

Ma tutto questo, e veniamo al secondo obiettivo, rischia di restare lettera morta se non accompagnato da una seria revisione delle leggi e dei vincoli che bloccano il bilancio.
Occorre dunque che Regione e Governo garantiscano gli equilibri economici generali, equilibri che permettano alla Città metropolitana di poter realizzare un bilancio triennale (oggi invece siamo fermi a quello annuale) col quale poter programmare interventi e soluzioni e poter fornire con forza e coerenza il proprio servizio ai cittadini, alle imprese e al territorio metropolitano.

La Città metropolitana ha un grande ruolo da giocare nella partita sull’autonomia lombarda. Non sprechiamo l’occasione.

Originale: Cooperazione & Solidarietà

Pubblicato anche da  ADM – Associazione Democratici per Milano

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