In aumento il tempo che i genitori trascorrono assieme ai propri figli

Un fatto di grande importanza, considerati i molti benefici che i bambini ne traggono: questa interazione ha effetti positivi in termini di risultati scolastici, apprendimento, sviluppo del linguaggio, comportamento. Alcuni studi – come questo di Giulia Maria Dotti Sani che pubblico qui – suggeriscono, in modo apparentemente paradossale, che a trascorrere più tempo con i figli siano i genitori altamente istruiti, ovvero chi da un punto di vista strettamente economico ha più da perdere a lavorare di meno per passare più tempo con i bambini. Un comportamento in linea con il diffondersi di nuove ideologie relative al comportamento genitoriale che promuovono il tempo con i bambini non solo per i benefici per questi ultimi, ma anche come elemento di distinzione tra classi sociali.

 

 

di Giulia Maria Dotti Sani

 

Sono ormai molte le ricerche internazionali che hanno verificato un aumento, nel corso degli anni, del tempo che i genitori trascorrono assieme ai propri figli. Si tratta di un risultato di grande importanza, considerati i molti benefici che i bambini traggono dal passare del tempo con i genitori. I lavori più recenti hanno infatti dimostrato che l’interazione con mamma e papà ha effetti positivi in termini di risultati scolastici, apprendimento, sviluppo del linguaggio, comportamento. Studi condotti su singoli Paesi europei e negli Stati Uniti suggeriscono, in modo apparentemente paradossale, che a trascorrere più tempo con i figli siano i genitori altamente istruiti, ovvero colori i quali da un punto di vista strettamente economico hanno più da perdere a lavorare di meno per passare più tempo con i bambini. Il loro comportamento è tuttavia in linea con il diffondersi di nuove ideologie relative al comportamento genitoriale che promuovono il tempo con i bambini non solo per i benefici per questi ultimi, ma anche come elemento di distinzione tra classi sociali. Poiché la logica dei costi opportunità viene a mancare nel momento in cui i genitori più istruiti trascorrono più tempo con i figli rispetto a quelli meno istruiti, è necessario andare oltre l’interpretazione del livello di istruzione come solo capitale umano e considerarlo anche come un canale privilegiato attraverso il quale si diffondono nuove idee sulla genitorialità.

Le precedenti ricerche sulla relazione tra livello di istruzione dei genitori e tempo trascorso con i bambini si sono concentrate su singoli casi studio, sicché sino ad ora non è stato possibile generalizzare in modo adeguato i risultati. Lo studio da me condotto insieme a Judith Treas (Educational Gradients in Parents’ Child Care Time across Countries, 1965-2012, «Journal of Marriage and Family», 78, 4, 2016, pp. 1083–1096) colma questa lacuna a partire da un’analisi sistematica di undici Paesi per rispondere a tre domande: il tempo che madri e padri trascorrono con i propri figli è aumentato nei decenni? Vi sono differenze legate al livello di istruzione nel tempo passato con i bambini? Il divario tra madri e padri con livello di istruzione diversi è aumentato o è diminuito nel tempo?

Per rispondere a queste domande ci siamo avvalse dei dati sull’uso del tempo tratti dal “Multinational Time Use Study” (Fisher e Gershuny, Multinational time use study. Users guide and documentation, Technical report, University of Oxford, 2013), una base dati che armonizza dati sull’uso del tempo raccolti in molteplici Paesi Europei e del mondo. Per le analisi abbiamo selezionato undici Paesi occidentali nei quali siano state condotte almeno due indagini sull’uso del tempo tra il 1965 e il 2012: Canada, Germania, Danimarca, Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia, Regno Unito e Stati Uniti. Avvalendoci di modelli lineari multilivello, abbiamo testato due ipotesi principali:

1) Livello di istruzione: i genitori altamente istruiti trascorrono più tempo nella cura dei propri figli rispetto ai genitori meno istruiti.

2) Cura crescente: nei Paesi occidentali e nel periodo analizzati, i genitori passano sempre più tempo con i propri figli con il trascorrere dei decenni.

Abbiamo poi sviluppato e testato due ipotesi alternative riguardo all’evoluzione storica del divario legato al livello di istruzione. Da una parte, infatti, i genitori altamente istruiti sono maggiormente consapevoli dei vantaggi derivanti dal tempo dedicato ai bambini, e potrebbero quindi aver investito significativamente più tempo in questa attività di anno in anno, aprendo quindi il divario rispetto ai genitori meno istruiti. D’altra parte, le innovazioni tendono a partire dalle classi sociali più alte per poi diffondersi al resto della società. È quindi anche possibile aspettarsi che il divario si chiuda mano a mano che i genitori meno istruiti adottano le pratiche già acquisite da quelli più istruiti. Le due ipotesi quindi sono:

3a) Divario di istruzione crescente: il divario nel tempo dedicato alla cura dei figli tra genitori più istruiti e meno istruiti aumenta con il passare dei decenni.

3b) Divario di istruzione decrescente: il divario nel tempo dedicato alla cura dei figli tra genitori più istruiti e meno istruiti diminuisce con il passare dei decenni.

I risultati principali delle analisi sono illustrati nelle figure 1 e 2, dove abbiamo riportato per madri e padri, rispettivamente, i valori predetti di tempo dedicato alla cura dei bambini negli undici Paesi considerati dal 1965 al 2012 separatamente per livelli di istruzione superiore (ad esempio, almeno di livello universitario) e inferiore (ad esempio, fino al livello universitario escluso). Come si evince dalle figure, troviamo conferma della nostra prima ipotesi: in tutti i Paesi considerati le persone maggiormente istruite trascorrono più tempo nella cura dei figli di quelle meno istruite. Possiamo inoltre notare che anche la seconda ipotesi è confermata: in tutti a Paesi, ad esclusione della Francia, il tempo trascorso con i bambini da parte di tutti i genitori è aumentato. Infine, si noti come le linee dei valori predetti per genitori con diverso livello di istruzione in alcuni casi si allontanino: è il caso, per esempio, dei genitori spagnoli, italiani, norvegesi e statunitensi. Sebbene il divario non sia aumentato in tutti i Paesi, è anche vero che in nessun caso esso è diminuito o si è chiuso, portando quindi sostegno alla ipotesi 3b.

A partire da questi risultati possiamo trarre alcune conclusioni importanti. In primo luogo, a discapito dello stereotipo del “genitore moderno” troppo preso dalla vita lavorativa per stare con i propri figli, i dati ci mostrano un crescente interesse di madri e padri per le attività di cura dei figli. In secondo luogo, sebbene questo risultato sia generalizzato a genitori con livelli di istruzione differenti, l’aumento osservato nel corso dei decenni è più pronunciato tra i genitori con istruzione universitaria, indicando un possibile progressivo aumento dei divari sociali. In terzo luogo, è importante sottolineare come l’aumento del tempo con i figli interessi sia le madri − da sempre le protagoniste nella cura dei figli − che i padri. Tale risultato è in linea con studi italiani e internazionali che mostrano come nel giro di poche generazioni i padri siano diventati sempre più presenti, attenti e coinvolti nella vita dei propri figli, in alcuni Paesi quasi raggiungendo le madri (A. Topping, Finland: the only country where fathers spend more time with kids than mothers, «The Guardian», 5.12.2017).

Nell’ambito di un welfare come quello italiano che non favorisce la presenza dei padri nella sfera domestica – si considerino per esempio i lunghi orari di lavoro, l’assenza di un sostanziale periodo di congedo retribuito per i padri (nel 2017 per i neo papà sono previsti due giorni di congedo retribuito), e un congedo parentale retribuito al 30% e solo per certe categorie di lavoratori – i nostri risultati sono incoraggianti, poiché indicano che, nonostante tutto, la voglia di fare il papà non manca. Resta da vedere se negli anni a venire l’Italia riuscirà a rimettersi al passo con altri Paesi europei che hanno investito in modo significativo in politiche familiari promuoventi un maggior coinvolgimento dei padri nella sfera domestica e quindi, di riflesso, una maggior equilibrio nella divisione delle responsabilità familiari tra uomini e donne.

Figura 1 Valori predetti di minuti giornalieri trascorsi nella cura dei bambini. Madri di età compresa tra i 18 e i 65 che abbiano almeno un/una figlio/a fino ai 13 anni di età.

Figura 2 Valori predetti di minuti giornalieri trascorsi nella cura dei bambini. Padri di età compresa tra i 18 e i 65 che abbiano almeno un/una figlio/a fino ai 13 anni di età.

Fonte: il Mulino

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