La risposta al voltafaccia sul clima di Donald Trump è metropolitana La Città metropolitana di Milano per la difesa dell'ecosistema. Firmata la Carta di Bologna per l'Ambiente insieme alle altre Città metropolitane

Bologna, G7 Ambiente: i sindaci firmatari della Carta di Bologna – foto di Massimo Paolone © ANSA/Ansa

La Città metropolitana di Milano ha sottoscritto oggi a Bologna, insieme alle altre Città

Questo patto dimostra, plasticamente, che solo nelle aree urbane metropolitane si può costruire un nuovo modello di sviluppo, nella consapevolezza che puntare sull’ambiente e sullo sviluppo sostenibile voglia dire compiere un passo fondamentale verso il progresso civile, sociale ed etico. In virtù di questo, l’Ente continua a mettere al centro della propria azione l’ambiente, promuovendo politiche integrate, in grado di mettere in relazione le tematiche ambientali con le altre funzioni fondamentali della Città metropolitana, dalla pianificazione territoriale, allo sviluppo economico e sociale al trasporto pubblico locale. Sottoscrivere questa Carta significa quindi avere una visione lungimirante e responsabile, perché è dalle scelte del presente che dipenderà il futuro dell’intero ecosistema e delle generazioni future. Stamattina presente – in quanto Vicesindaca metropolitana milanese – all’incontro in rappresentanza della Città metropolitana mi è tornato in mente il Giardino delle rose della Casa Bianca con al centro il presidente Donald Trump in conferenza stampa, durante la quale aveva annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sul clima. Stamattina gli è arrivata dall’Italia la risposta delle città metropolitane. Sonante.

metropolitane italiane, la “Carta di Bologna per l’Ambiente. Le Città metropolitane per lo sviluppo sostenibile”, un documento con il quale le firmatarie si candidano a diventare protagoniste della difesa dell’ambiente, assumendo impegni concreti per la tutela dell’ecosistema.

Il protocollo infatti, che sarà portato al G7 Ambiente di Bologna il prossimo 11 e 12 giugno, individua otto temi e macro-obiettivi fondamentali, che le Città metropolitane firmatarie inseririranno nelle agende metropolitane per lo sviluppo sostenibile. Questi sono:

  1. Uso sostenibile del suolo e soluzioni basate sui processi naturali. L’impegno è quello di ridurre del 20% il proprio consumo netto di suolo al 2020 (dai 2 attuali a 1,6 mq/ab l’anno di media nazionale); scelta di adeguate politiche urbanistiche per la rigenerazione urbana, prevedendo sviluppo urbanistico solo in presenza di trasporto pubblico sostenibile e dei principali servizi al cittadino sia pubblici che privati; promozione di una pianificazione del territorio ed una gestione ambientale integrate.

  2. Economia circolare. Le Città metropolitane si impegnano a raggiungere gli obiettivi europei più ambiziosi: riciclo 70% e discarica max 5% dei rifiuti al 2030, riducendo la produzione dei rifiuti al di sotto della media europea e portando la raccolta differenziata ad almeno il 70% nel 2025 e all’80% nel 2030 (47,5% nel 2015 a livello nazionale).

  3. Adattamento ai cambiamenti climatici e riduzione del rischio. Si impegneranno a redigere Piani locali di adattamento ai cambiamenti climatici (Nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l’energia 2015) e di prevenzione dei rischi di disastri che siano integrati tra di loro e con gli altri strumenti di pianificazione, per poter essere operativi entro il 2020 e avviare le azioni utili per raggiungere gli obiettivi. Oltre a questo, il riconoscimento delle infrastrutture verdi come elementi indispensabili per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

  4. Transizione energetica. Le città italiane mirano a raggiungere nel 2025 (e non nel 2030) la riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, migliorando l’efficienza energetica del 30% e producendo il 27% dell’energia da fonti rinnovabili.

  5. Qualità dell’aria. L’obiettivo principale è il rispetto dei limiti per il Pm 10, superando le procedure di infrazione Ue verso l’Italia, e il rispetto del limite stabilito dall’Oms per il particolato sottile di 10 μg/mc (più restrittivo di quello europeo: 25 μ/mc al 2015; 20 μ/mc al 2020) entro il 2025.

  6. Qualità delle acque. La parola d’ordine sarà sprecare meno, con la riduzione entro la soglia fisiologica del 10–20% delle perdite delle reti di distribuzione idrica entro il 2030 (2/3 terzi in meno rispetto ad oggi) e con il miglioramento dello stato degli ecosistemi acquatici, portandoli allo stato di buono per tutte le acque entro il 2025.

  7. Ecosistemi, verde urbano e tutela della biodiversità. L’impegno è quello di raggiungere i 45 mq di superficie media di verde urbano per abitante entro il 2030, il 50% in più rispetto al 2014, portandola alla dotazione attualmente più elevata; ridurre inoltre il consumo di suolo anche attraverso l’attuazione delle reti ecologiche per creare sistemi connessi che comprendano aree protette del sistema verde della Rete Natura 2000, boschi e foreste, aste fluviali con annesse fasce boscate e le piccole aree lacustri e umide (stepping stones) per la sosta e il ripopolamento dell’avifauna; infine promuovere un utilizzo razionale delle risorse naturali sostenendo la gestione e la valorizzazione paesaggistica.

  8. Mobilità sostenibile. In questo campo lo scopo è raggiungere almeno il 50% del riparto modale tra auto e moto e le altre forme di mobilità entro il 2020 e approvare a questo fine dei Piani metropolitani per la mobilità sostenibile.

    Un impegno importante quindi, che anche la Città metropolitana di Milano è pronta ad affrontare.

    All’atto della firma, svoltosi alla Rocchetta Mattei nel comune di Grizzana Morandi (Bologna), era inoltre presente il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

    Donald Trump, ha ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, il più importante trattato degli ultimi anni per contrastare il riscaldamento globale riducendo sensibilmente le emissioni di anidride carbonica, uno dei principali e più pericolosi gas serra.L’accordo era stato sottoscritto appena due anni fa dalla precedente amministrazione Obama e da altri 195 paesi in giro per il mondo. La decisione potrebbe avere serie conseguenze sul mantenimento degli impegni da parte degli altri stati e più in generale sullo stato del pianeta, considerato che il riscaldamento globale si sta già verificando e ogni anno perso per contrastarlo fa aumentare il rischio di produrre effetti irreversibili sul clima.

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