Sono circa 6000 gli emendamenti alla legge sulle Unioni civili

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Giovedì 28 gennaio 2016 tornerà in Parlamento il disegno di legge sulle Unioni civili, la Cirannà Bis, dal nome della senatrice Pd Monica Cirinnà che l’ha promossa.  Le Unioni civili, sono un diritto riconosciuto in gran parte dei Paesi dell’Unione Europea. Alcuni dei paesi comunitari, come la Germania, arrivano a equiparare le unioni civili al matrimonio. Insomma dei ventotto stati membri della UE, quelli che ancora non hanno legiferato in merito sono: Bulgaria, Cipro, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia, e naturalmente l’Italia.

di Redazione

Circa seimila emendamenti sono stati presentati al disegno di legge Cirinnà, la legge che regolerà le unioni civili sia fra eterosessuali che fra omosessuali e che comincerà ad essere discussa al Senato il prossimo 28 gennaio. Gli emendamenti non sono ancora stati diffusi pubblicamente ma diversi giornali italiani oggi ne stanno anticipando i contenuti. Secondo diverse stime uscite sui giornali, la stragrande maggioranza degli emendamenti al ddl Cirinnà – circa cinquemila – sono stati presentanti dalla Lega Nord e sono in gran parte emendamenti studiati soltanto per fare ostruzionismo alla legge. Forza Italia ne ha presentati altri 300 e il PD in tutto circa 60, di cui una decina – nove,secondo il Corriere della Sera – sono stati presentati dal gruppo di cattolici interno allo stesso PD ostile alla nuova legge.

 Monica Cirinnà, prima firmataria del disegno di legge sulle unioni civili (Fabio Cimaglia / LaPresse)


Monica Cirinnà, prima firmataria del disegno di legge sulle unioni civili (Fabio Cimaglia / LaPresse)

Repubblica scrive che gli emendamenti più importanti fra tutti sono quelli firmati dal senatore del PD Giuseppe Lumia, che non fa parte del gruppo dei cattolici: si parla di 12 emendamenti che sono stati aggiunti per “ammorbidire” la norma – che prevede un’equiparazione di fatto fra matrimonio e unioni civili – e permettere l’allargamento della maggioranza parlamentare sulla legge a gruppi solo parzialmente favorevoli, come i senatori legati all’ex coordinatore di Forza Italia Denis Verdini. Il più importante di questi emendamenti riguarda uno dei temi più contestati dall’ala cattolica del PD: la cosiddetta “stepchild adoption”, cioè la norma che permette ad uno dei due partner di adottare il figlio del compagno. Secondo Rainews, il nuovo emendamento presentato dall’ala cattolica del PD stabilisce che il giudice del tribunale dei minori potrà disporre “verifiche e indagini” dopo la richiesta di adozione inoltrata da parte dell’unione civile di persone dello stesso sesso. Una fonte di Repubblica precisa che in materia di stepchild adoption «non c’è alcun automatismo».

In altre parole, l’emendamento prevede l’eliminazione dell’automatismo dell’adozione sia per coppie eterosessuali sia omosessuali, e lascia al giudice la libertà di decidere. Gli altri emendamenti riguardano materie minori, come la perdita del cognome del partner nel caso di dissoluzione dell’unione civile. La senatrice Monica Cirinnà, del PD, prima firmataria del disegno di legge, ha detto a Repubblica che con i nuovi emendamenti «non abbiamo tolto diritti». Il Corriere della Sera parla anche di un emendamento firmato dal senatore del PD Andrea Marcucci che servirebbe come una sorta di“canguro”, cioè un emendamento che se approvato o respinto determinerebbe l’approvazione o respinta di altri emendamenti simili: ma non è chiaro se l’emendamento di Marcucci sarà effettivamente sostenuto dal PD.

Repubblica dice che i nuovi emendamenti firmati da Lumia sono stati discussi e quindi concordati con il Movimento 5 Stelle, con i senatori del gruppo di Denis Verdini, ex Forza Italia, e con la corrente di Forza Italia favorevole alla legge. In questo modo, il PD dovrebbe superare la maggioranza di 161 voti, nonostante la possibile opposizione di alcuni membri dello stesso PD. Sempre secondo Repubblica, al momento il PD conta su una maggioranza di 165 voti. L’approvazione del disegno di legge sarà comunque incerta perché le votazioni saranno a scrutinio segreto. Inoltre il presidente del Consiglio e segretario del PD Matteo Renzi ha lasciato sul voto libertà di coscienza ai senatori del proprio partito. Parlando a RTL venerdì 22 gennaio, ha detto:

«La legge va fatta, ma ci sono dei nodi su cui, invece, ancora non è chiarissimo se ci sarà un punto di equilibrio e se non troveremo i punti di equilibrio bisognerà votare in Parlamento, scrutinio libero, voto di coscienza, e a quel punto vedremo il Parlamento cosa ne penserà».

 Fonte: ilPost
23 gennaio 2016

 

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