Come funziona il sistema elettorale spagnolo

imagesll sistema elettorale spagnolo, proporzionale con liste bloccate e sbarramento al 5 per cento, non assicura automaticamente la governabilità: Psoe e Ppe sono spesso scesi a patti con partiti locali. Il rischio è acuire i clientelismi e non garantire un’adeguata rappresentanza ai partiti nazionali

di Davide Vittori 

In questi giorni una delle proposte di legge elettorale avanzata dal neo-segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, è il cosiddetto sistema spagnolo. Si tratta di una legge solo formalmente proporzionale con liste bloccate e sbarramento al 5 per cento, ma i cui esiti sono stati (quasi sempre) maggioritari dato che la dimensione ridotta dei collegi innalza nella pratica lo sbarramento a quote molto più elevate. Tralasciamo, in questo contesto, la questione relativa alla composizione della popolazione dei collegi: sarebbe molto interessante sia nel caso italiano che nel caso spagnolo (in cui viene favorito, in uno dei classici clevages proposti da Lipset e Rokkan la campagna rispetto alla città), ma ci porterebbe fuori strada.
Il presupposto per una discussione franca su questa legge elettorale è che in Italia non è interamente applicabile giacché la corte costituzionale italiana ha bocciato le liste chiuse del Porceillum. Quindi in ogni caso in Italia applicheremmo un sistema spagnolo per lo meno “rivisto”.

Il sistema spagnolo, inoltre, non garantisce la governabilità a tutti i costi. All’alba della democrazia spagnolo, il primo ministro Suárez era a capo di un governo di minoranza. Inoltre, quando i partiti principali (Partito Socialista e Partito Popolare in Spagna) non ottengono la maggioranza assoluta dei seggi devono formare coalizioni ex-post con altri partiti, spesso “locali”, cioè catalani (sinistra repubblicana o i nazionalisti di Convergència i Unió) , baschi (il Partito Nazionlista Bascho, di matrice popolare) e galleghi (il Blocco Nazionalista Gallego, di sinistra). Altri seggi fondamentali per la maggioranza posso detenerli i partiti nazionalisti delle Canarie e quelli aragonesi.

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9 gennaio 2014