“Non una di meno”, verso la mobilitazione di novembre

Illustrazione di Jason Drakeford

Sono due le giornate che quest’anno a novembre ospiteranno a Roma iniziative e dibattiti contro la violenza di genere e il sessismo, e che apriranno la strada “a un processo di mobilitazione ampio per affermare l’autodeterminazione e la libertà femminile”.

Il 26 novembre le donne scenderanno in piazza per presentare il “piano delle donne femministe contro la violenza di genere”.

La giornata del 27 novembre ospiterà invece tavoli tematici e workshop “per elaborare le proposte su temi che spaziano dal diritto alla salute, alla libertà di scelta, all’autodeterminazione in ambito sessuale e riproduttivo, al lavoro, al welfare, al femminismo migrante”.

A renderlo noto, sono le oltre cinquecento donne, provenienti da tutta Italia, che l’8 ottobre scorso si sono date appuntamento all’interno dell’assemblea “Non una di meno“, nelle aule della facoltà di psicologia dell’Università Sapienza di Roma. Un percorso nazionale contro la violenza maschile sulle donne già iniziato e in evoluzione che conta sulla presenza della rete romana Io decido, che riunisce diverse associazioni e collettivi femministi di Roma, dell’UDI (Unione Donne in Italia), e del’associazione D.I.Re (Donne in rete contro la violenza), che riunisce più di 77 centri antiviolenza in Italia e che proprio in questi giorni ha lanciato “Videiamo la violenza“, concorso video europeo rivolto ai giovani tra i 18 e i 25 anni in collaborazione con WAVE (Women Against Violence Europe).

La violenza ha diverse forme, ricordano le donne del comitato “Non una di meno”, e il fenomeno è complesso e strutturale, e non può essere affrontato con politiche emergenziali e securitarie. Le donne del comitato hanno più volte ricordato le battaglie portate avanti dalle donne polacche,argentine, curde “che hanno saputo mettere in crisi la torsione antidemocratica in atto a livello globale”. La violenza, spiega infatti il comitato, è prodotta anche “da un sistema politico, economico, culturale e sociale che genera forme di sessismo, trans-omofobia e razzismo”. 
 

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