Un brutto ciao a “l’Unità”

Massimo Jatosti, ritrattista e illustratore

Massimo Jatosti, ritrattista e illustratore

Fine della corsa. Dopo tre mesi di lotta, ci sono riusciti: hanno ucciso l’Unità.I lavoratori sono rimasti soli a difendere una testata storica. Gli azionisti non hanno trovato l’intesa su diverse ipotesi che avrebbero comunque salvato il giornale. Un fatto di gravità inaudita

299865_2147266764522_1580540692_ndi Chiara Vettraino

L’Unità non sarà più in edicola da domani 1 agosto. Lo hanno comunicato i liquidatori della Nuova iniziativa editoriale, la società editrice del quotidiano. La mattina del 29 luglio l’assemblea dei soci ha bocciato il piano dell’azionista di maggioranza Matteo Fago che, scrive il Secolo XIX,  aveva proposto l’affitto della testata per 12 mesi e il salvataggio dei lavoratori.

L'UnitàDa mesi l’Unità soffre di una crisi di liquidità e ha accumulato 25 milioni di euro di debiti. I giornalisti della testata hanno protestato diverse volte, scioperando e non firmando gli articoli. Il 14 luglio la deputata di Forza Italia Daniela Santanchè e la conduttrice televisiva Paola Ferrari avevano presentato un’offerta per rilevare il quotidiano, ma il comitato di redazione si è opposto alla cessione.
Nessun alibi per il socio Matteo Fago , che è venuto meno agli impegni presi con i dipendenti, mettendo anche a rischio la continuità aziendale e non hanno più alibi gli altri soci della Nie:  Renato Soru, Maurizio Mian e Maria Claudia Ioannucci, che negli anni hanno contribuito alla dismissione del giornale, con scelte scellerate.

Non hanno più alibi tutti quelli che a parole si sono detti pronti a salvare la testata fondata Antonio Gramsci. I lavoratori rivendicano con orgoglio di aver combattuto in difesa non solo dei posti di lavoro, ma per la vita di quello che resta un grande giornale della sinistra.

Hanno garantito la presenza in edicola del giornale anche senza ricevere da mesi gli stipendi. La redazione ha rinunciato per quasi due mesi a firmare gli articoli.

Quella di oggi è l'ultima pubblicazione de "l'Unità", lo storico giornale fondato da Antonio Gramsci. "Fine della corsa. Dopo tre mesi di lotta ci sono riusciti: hanno ucciso l'Unità", annunciava nei giorni scorsi il comitato di redazione del quotidiano. Gli azionisti non hanno trovato infatti un'intesa sulle diverse ipotesi che avrebbero potuto salvare il giornale. A saltare sono un'ottantina di posti di lavoro, in un momento di crisi profonda per l'editoria

Quella di oggi è l’ultimo numero de “l’Unità”, lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci

Fine della corsa. Dopo tre mesi di lotta, ci sono riusciti: hanno ucciso l’Unità. I lavoratori sono rimasti soli a difendere una testata storica. Gli azionisti non hanno trovato l’intesa su diverse ipotesi che avrebbero comunque salvato il giornale. Un fatto di gravità inaudita, che mette a rischio un’ottantina di posti di lavoro in un momento di grave crisi dell’editoria.

I lavoratori agiranno in tutte le sedi per difendere i propri diritti. Avevano chiesto senso di responsabilità e trasparenza a tutti i soggetti, imprenditoriali e politici, hanno ricevuto irresponsabilità e opacità. Oggi è un giorno di lutto per la comunità dell’Unità, per i militanti delle feste, per i lettori, per la democrazia.

Tutti i lavoratori ( giornalisti, amministrativi e poligrafici ) saranno posti in Cassa integrazione a zero ore, i collaboratori perderanno il lavoro. Ora t utti gli sforzi dovranno essere posti nello sforzo per tentare il ritorno in edicola e per salvaguardare i diritti dei lavoratori dipendenti. Il Sindacato nazionale dei giornalisti, assieme alle Associazioni regionali, esprime solidarietà a tutti i lavoratori del giornale e conferma che intende affiancare i colleghi de l’Unità nelle azioni che si renderanno necessarie per tutelarne i diritti.

“La nostra storia non finisce qui”, questa è la promessa che il segretario del PD Matteo Renzi ha voluto inviare alla redazione de l’Unità nelle ore drammatiche della sospensione delle pubblicazioni e della messa in cigs di tutti i dipendenti. Per questa ragione il Cdr chiede un incontro urgente a Matteo Renzi e anche al Presidente del PD Matteo Orfini, nella speranza che il loro appello venga accolto.

STAINO | LA VIGNETTA

STAINO | LA VIGNETTA

31 luglio 2014

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