Europa. E’ la prima volta che si passa dalle parole ai fatti, ma che scontri!

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Duro scontro a Bruxelles tra Italia e Lituania. Per la prima volta un governo europeo accusa un altro Paese membro dell’UE di atteggiamento anti europeo

di Redazione

Quello che è andato in scena l’altra notte a Bruxelles non solo è “il peggior dibattito da anni”, come ha ammesso un alto funzionario UE, ma soprattutto è uno scontro fra due concezioni e due visioni dell’Europa, quella intergovernativa, incarnata da Donald Tusk, politico polacco, attuale Presidente del Consiglio Europeo, e quella comunitaria, difesa da Jean-Claude Juncker e sostenuta dal premier italiano Matteo Renzi, ma anche da Germania, Francia, Olanda, Svezia.

9009-parlamento-EuropeoIl presidente del Consiglio europeo e i Paesi dell’Est, con i Paesi Baltici in prima linea, sostenuti da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria non riconoscono la necessità di una politica comune dell’immigrazione e dell’asilo politico. In particolare, questi ultimi non vogliono rinunciare alla competenza esclusiva nazionale che rivendicano in questo campo né vogliono rischiare di essere accusati dai movimenti populisti e xenofobi di aver svenduto a Bruxelles la sovranità nazionale.

In realtà, il Trattato UE di Lisbona considera la politica sull’immigrazione una competenza “concorrente”, quindi condivisa, alla stessa stregua del mercato unico o dell’ambiente. Solo il numero d’immigrati per motivi economici — e non, quindi, dei rifugiati e dei richiedenti asilo — che gli Stati membri decidono di legalizzare ogni anno è competenza esclusiva del singolo Paese.

E’ lo scontro fra due scuole di pensiero, fra chi crede che la solidarietà sia un valore ineluttabile dell’Europa e chi ritiene che la cooperazione sia qualcosa da esercitare soltanto quando ce n’è bisogno e se si può. “Ho solamente detto che, se l’Europa è un luogo in cui non parliamo che di bilanci, allora non è l’Europa a cui abbiamo pensato quando abbiamo creato la Comunità nel 1957 a Roma”, ha ricordato Renzi ieri notte ad alcuni giornalisti francesi e belgi, che gli chiedevano di spiegare il suo “j’accuse” lanciato contro la Lituania.

Matteo Renzi parla con i giornalisti dopo il summit UE a Bruxelles, del 26 giugno

Matteo Renzi parla con i giornalisti dopo il summit UE a Bruxelles, del 26 giugno

In una situazione incandescente, Renzi, irritato dall’assenza di reazione di carattere solidale, in modo del tutto inconsueto per un governo che ha sempre mantenuto un certo fair play, si è scagliato contro l’atteggiamento isolazionista e anti europeo dei Paesi dell’Est Europa, che sembrano occuparsi solamente di chiedere di non essere lasciati soli contro quella che definiscono l’aggressione russa, quasi con un atteggiamento ricattatorio verso gli altri Paesi europei.

Il premier italiano aveva appena affermato che chi non è d’accordo sui 40mila, “non merita di stare in Europa”, quando la lituana Grybauskaitè freddamente lo aggredisce così: “Noi dovremmo assumerci la responsabilità dei vostri fallimenti?” Matteo Renzi allora passa al contrattacco. “Fatte pure; se questa è la vostra idea di Europa, tenetevela. O c’è solidarietà, o non fateci perdere tempo. Possiamo fare da soli”.

La presidente lituana Dalia Grybauskaitè

La presidente lituana Dalia Grybauskaitè

Molto dura anche la posizione di Juncker, che, secondo quanto è trapelato, si è scontrato frontalmente con Tusk durante la cena dei leader, rispondendogli a muso duro — “je m’en fous”, “me ne frego” — quando il presidente del Consiglio europeo gli ha chiesto di cambiare la proposta sulla ricollocazione dei migranti, rendendola non vincolante.

Durante la conferenza stampa conclusiva, dopo le tre di notte, accanto a Tusk, Juncker, scuro in volto, ha scoccato una delle frecciate per cui è famoso: “Vista la portata del fenomeno migratorio, dare una prospettiva di vita a 60.000 persone — i 40.000 rifugiati della “relocation”, più i 20.000 del “reinsediamento” volontario nell’Ue dai campi profughi dei paesi terzi — è uno sforzo modesto. Eppure è così difficile da decidere. Questo dimostra — ha concluso Juncker — che l’Europa non è all’altezza dei principi che declama in continuazione”.

PATRIZIA TOIA COMMISSIONE EUROPEA

Patrizia Toia

Di tutt’altra idea invece l’eurodeputata Patrizia Toia  quando afferma che: “Nel muro di Dublino è stata aperta una breccia, ed ora toccherà ai ministri dell’Interno incontrarsi a luglio per definire i dettagli tecnici. Nei fatti, quarantamila rifugiati saranno ridistribuiti tra i Paesi europei, e si tratta della prima volta che si passa dalle parole ai fatti nel superamento delle vecchie regole europee sull’immigrazione che, ricordiamolo, stanno nel Trattato di Dublino firmato da Maroni”. L’eurodeputata precisa: “Certamente non è quello che volevamo, ma è un compromesso che aggiunge un altro tassello fondamentale alla costruzione di una vera e completa politica comune europea sull’immigrazione”. E conclude: ”  Venerdì mattina alcuni titoli di giornale vedevano solo lo scontro sull’obbligatorietà delle quote, ma si sa, fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.”.

29 giugno 2015

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