Nude in una cabina di vetro in piazza: denuncia shock sulla violenza alle donne

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Un’installazione dell’artista Raoul Gilioli è allestita nel centro di Torino per tutto agosto. “Un pretesto per accendere una riflessione sui casi di femminicidio e dintorni”

di Diego Longhin

Un monolite nero, un “sarcofago” che si illumina non appena si è a pochi passi per mostrare una donna senza veli ma prigioniera nello stesso tempo. L’installazione dell’artista e designer torinese Raoul Gilioli dopo tre anni di esposizione nei luoghi istituzionali esce in strada e si mostra al grande pubblico che, incuriosito, si avvicina al totem sistemato nelle vie e nelle piazze di Torino per tutto il mese di agosto. “Pu-pì-lla (through the looking glass)” è un’opera pensata per denunciare gli abusi e le violenze sulle donne.

Il tema è l’imprigionamento, il rapporto tra protezione e segregazione, origine prima della violenza sulle donne. Il mezzo è un’installazione in cristallo nero a forma di torre con all’interno una giovane nuda. Il pubblico si avvicina e se lo desidera sfiora il cristallo e accende la luce, rendendolo trasparente. In questo modo sceglie se affrontare il problema o ignorarlo. Il monolite farà il giro di Torino. Prima via Po e piazza Vittorio, la Mole Antonelliana, poi piazza Carignano e Porta Palazzo. “Per il mese di agosto il Comune mi ha autorizzato a esporre all’esterno l’installazione – quello della violenza sulle donne è in problema che impone una riflessione e un atto di responsabilità da parte di tutti, artisti compresi”. E aggiunge: “Come per le Femen, il corpo nudo diventa un pretesto per accendere la luce su temi sociali di drammatica attualità, l’arte diventa così al servizio del sociale, arte condivisa, per strada, in mezzo alla gente”.

Sarà poi la gente a decidere cosa fare. La donna di Pu-pì-lla è celata allo sguardo di chi passa, ma basta sfiorare il monolite nero e un attimo dopo improvvisamente si svela. Dipende se si ha la volontà di entrare a far parte della performance artistica, dipende se si vuole per un attimo riflettere sul problema. E poi il gioco di luci e sguardi. La donna nuda, priva di difese. Ma imprigionata. E le pareti del cristallo possono essere le mura di casa, dove si consumano la maggior parte delle violenze, oppure i veli fisici e le costrizioni mentali che diverse culture e religioni impongono al mondo femminile. Dei limiti che anche in mezzo alla gente rimangono tangibili.

Fonte: Repubblica.it

18 agosto 2014

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