Se osservando Berlino si pensa alla Grande Milano

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“È come Milano una città efficiente, sostenibile, ricca di fermenti culturali. È una capitale coraggiosa”, spiega Arianna Censi esponente di spicco del progetto Milano Città Metropolitana e studiosa esperta dei problemi di mobilità e viabilità del comprensorio milanese. Occhi puntati sull’esperimento berlinese dell’autobus elettrico, sulla condizione della donna tedesca e sulla “vicenda” Ttip che ossessiona l’Europa”

di Bartolomeo Linke

Risponde subito: “Come si può dire di no all’autobus elettrico? L’esperimento che stanno facendo qui aunnamed Berlino servirà a valutare i benefici che un’iniziativa del genere comporta, io mentre le sto parlando già lo penso a Milano città metropolitana, anche se…”. Arianna Censi, ex presidente della Commissione Statuto della Città Metropolitana e Consigliere delegato a mobilità e viabilità ha in programma degli incontri con i dirigenti della Berliner Verkehrsbetriebe (BVG) che gestisce il trasporto pubblico nella capitale tedesca. Infatti, è dal 31 agosto 2015 che l’azienda berlinese offre un servizio in più ai propri passeggeri. La linea 204, che collega la famosa stazione dello Zoologischer Garten con quella di Südkreuz, viene ora gestita grazie a quattro autobus elettrici innovativi, che possono trasportare sino a 70 persone. I bus, del tipo Solaris Urbino 12 Electric, sono lunghi 12 metri, silenziosi, confortevoli e coprono senza emissioni un percorso di 6.1 km, per un totale di 18 fermate, in 24 minuti. La fase di test con i primi quattro E-Bus gialli, il tipico colore dei mezzi BVG, durerà sino al settembre 2016. Naturalmente non mancano gli intoppi: uno dei quattro autobus ha urtato contro un lampione; c’è poi qualche critica dei giornali. Tuttavia, si prosegue.

Dipenderà dal successo di questo esperimento berlinese, l’utilizzo dell’autobus elettrico in un prossimo futuro anche nella Grande Milano, o è destinato a rimanere un’utopia? Cosa aggiunge, signora Censi?

© BVG

© BVG

“Le direttive dell’Unione Europea, soprattutto per quanto riguarda i veicoli di proprietà, ci ricordano che le emissioni di CO2 del parco auto venduto, nel 2020 dovranno rimanere sotto i 95 g/km contro i 135 g/km attuali. Questo dovrà necessariamente tradursi nella circolazione di molti più mezzi a emissioni zero. In Italia, in accordo con quanto riportato dall’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici (ANIASA), le e-cars immatricolate negli ultimi due anni sono state più meno di due mila. Comunque poche. In Germania al momento siamo fermi a 12mila unità, secondo i dati del Kraftfahrt-Bundesamtes (KBA), l’Ufficio federale dei veicoli a motore. Eppure l’obiettivo stabilito dal Governo tedesco nel 2007, ben nove anni fa, è quello di raggiungere il milione di vetture elettriche entro il 2020. A me sembra un progetto ambiziosissimo. Come mi sembra lo sia pure quello degli E-Bus gialli, come li chiama lei”.

E quindi ne sta già prevedendo l’insuccesso? Mi faccia capire
“Al momento un bus elettrico può anche risultare due-tre volte più costoso di uno convenzionale, con motore diesel. La spesa in più è comunque ampiamente giustificata dallo sviluppo della tecnologia di ricarica, che potrà essere utilizzata in futuro anche per auto e camion privati. Mi hanno detto che le griglie di ricarica hanno una potenza di 200 kW e consentono di “fare il pieno” in soli sette minuti. Se è così è davvero una cosa straordinaria. Ho anche letto che il tutto si svolge sotto gli occhi attenti del Berliner Agentur für Elektromobilität (eMO), l’Agenzia berlinese per l’elettromobilità, che appoggia l’iniziativa, mentre il supporto tecnico-scientifico continua ad essere garantito dalla Technische Universität di Berlino. Insomma, i tedeschi mi sembrano determinati a seguire le direttive dell’Unione Europea. Altrimenti non si spiegherebbe perché il Governo stia pensando a ulteriori finanziamenti sino al 2023, in modo da garantire un rapido sviluppo dell’e-drive pubblico e privato nella capitale tedesca.”.

E quindi le emissioni zero diventerebbero un passaggio obbligato anche per la Grande Milano?

© CC BY-SA 4.0 Conte di Cavour

© CC BY-SA 4.0 Conte di Cavour

“Certamente. Pochi dati sono sufficienti per dare l’idea della realtà in cui viviamo: oggi soltanto il 19 per cento dei nostri cittadini sale su un mezzo di trasporto, l’81 per cento preferisce la macchina. Una tendenza che dobbiamo invertire. Il trasporto pubblico locale è la prima tra le funzioni fondamentali della Città metropolitana di Milano. Ed è quella che necessita di un urgente investimento per realizzare un sistema della mobilità delle persone che sia in grado di attirare stabilmente maggiore utenza per il trasporto pubblico, che assicuri la qualità dell’ambiente e che sia capace di competere con le più importanti aree metropolitane europee. Ed è questo uno dei motivi per cui oggi sono a Berlino”.

Lei ha la delega sulle tematiche inerenti la Città Metropolitana, sono incluse anche le politiche di genere?
“Premetto subito. Io mi sono dimessa da Città Metropolitana e da tutte le cariche che ricoprivo, altrimenti non mi sarei potuta candidare alle elezioni del comune di Milano del prossimo cinque giugno. Chi mi conosce sa che mi occupo della condizione della donna da una vita. L’altro giorno ho pubblicato sul mio blog un articolo che condivido dell’avvocata Ilaria Li Vigni nel quale ella invita le famiglie e le scuole a lavorare sulle nuove generazioni in modo da insegnare loro la cultura dell’uguaglianza formale e sostanziale tra i generi, scevra da condizionamenti e stereotipi, che porti all’applicazione della parità di doveri e diritti. Da quanto ne so, nemmeno a Berlino per le donne sono rose e fiori pertanto, ho in programma degli incontri per farmi raccontare come stanno veramente le cose”.

Come mai tutto questo suo interesse su Berlino?
“Perché è come Milano una città efficiente, sostenibile. È una capitale ricca di fermenti culturali e innovativi. Una capitale coraggiosa. Nell’ottobre scorso ero qui a marciare tra centinaia di migliaia di persone che manifestavano contro il Transatlantic Trade and Investment Partnership, l’accordo di libero scambio che l’Unione Europea sta negoziando con gli Stati Uniti, il famoso Ttip. Erano più di 250mila, arrivati con seicento autobus da tutto il Paese a manifestare. In nessuna altra parte d’Europa si è poi vista una imponenza del genere contro il Ttip. Berlino anche in questa occasione si è rivelata singolare”.

Fonte: il Deutsche-Italia

 

 

 

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