Verso l’8 dicembre, il voto nei Circoli: cosa rischia Matteo Renzi

La rivista Il Mulino di Bologna nella sua edizione online in vista delle primarie del PD pubblica: “Questioni Primarie” un osservatorio sulle primarie che nasce su un progetto di Candidate & Leader Selection, realizzato in collaborazione appunto con rivistailmulino.it. e con il coinvolgimento dell’Osservatorio sulla Comunicazione Politica dell’Università di Torino. Ve ne proponiamo un saggio

cop_5_2013_piccoladi Vincenzo Emanuele e Stefano Rombi*

L’unanimismo ha almeno due controindicazioni: impedisce ai conflitti di emergere e induce chi osserva a fermarsi alla superfice dei fenomeni. Nel caso dell’elezione del segretario del Pd, l’unanimismo riguarda l’incoronazione ex-ante di Renzi. Se non le parole, il concetto preciso che passa è il seguente: “il sindaco di Firenze sarà il dominus del Pd dei prossimi anni”. Ma è proprio così? Davvero la strada verso la leadership è priva di ostacoli? Sì e no. Sì, poiché nessuno ha dubbi sul vincitore dell’elezione dell’8 dicembre. Renzi diventerà il nuovo segretario. Ma un conto è essere segretario e basta, altro è esserlo potendo contare su un sostegno diffuso e convinto da parte dei membri del partito sul territorio. Nonostante molti dirigenti nazionali abbiano capito che il solo modo per non essere rottamati è diventare rottamatori, rimane che Renzi potrebbe rischiare di non riuscire ad esercitare a pieno la propria leadership. Cerchiamo di capire se e come questo rischio può tramutarsi in realtà.

Secondo il regolamento stilato il 27 settembre scorso, dal 14 ottobre (e fino al 6 novembre) il Pd sta procedendo al rinnovo dei propri organi a livello provinciale. Si tratta di un passaggio importante. Un passaggio non del tutto scollegato con l’elezione diretta del Segretario dell’8 dicembre prossimo. Secondo lo Statuto, infatti, dei quattro candidati che hanno depositato le firme l’11 ottobre, solo tre potranno accedere all’elezione diretta. I nomi saranno scelti il 24 novembre dalla Convenzione nazionale, formata dai delegati eletti nei circoli e, dunque, specchio fedele dei rapporti di forza nel partito a livello territoriale. Ma il ruolo delle assemblee provinciali si presta anche ad un’altra chiave di lettura, ben più rilevante. Esse, infatti, rappresenteranno la struttura territoriale del partito composta di iscritti e militanti e la libertà d’azione del futuro Segretario dipenderà anche dal grado di sostegno che questi sapranno garantirgli.

Per prevedere il livello di sostegno accordato a Renzi procederemo stimando il consenso di Cuperlo tra gli iscritti. È chiaro che quanto più l’ultimo segretario della FIGC (che, incidentalmente, non ha nulla a che fare col calcio) godrà del sostegno della base, tanto meno l’ex boy-scout potrà contare su quello che, dal suo punto di vista, è l’unico “strumento” per salvare l’Italia.

Sinteticamente, la previsione si fonda su due assunti: primo, Cuperlo avrà, in percentuale, maggiore consenso da parte degli iscritti rispetto a quello che avrà dal selettorato dell’8 dicembre; secondo, dato il suo legame con la tradizione ex-diessina (D’Alema e Bersani, per intenderci), il consenso di Cuperlo tra gli iscritti può essere stimato a partire dal voto a Bersani alle primarie dello scorso autunno. Il procedimento che conduce ai dati della tabella 1 è il seguente: in primo luogo, seguendo sondaggi recenti (IPR Marketing, 18 ottobre), ipotizziamo che l’8 dicembre Cuperlo raggiunga il 17% dei voti; in secondo luogo, aggiungiamo a questo ammontare una percentuale pari al rapporto tra il voto ottenuto alle primarie 2012 da Bersani tra gli iscritti (67,9%; fonte: websurvey C&LS a 12.197 iscritti) e tra i selettori (44,9%) a livello nazionale. E, naturalmente, la medesima procedura è ripetuta per ogni regione.

A livello nazionale attribuiamo a Cuperlo poco più di un quarto del voto degli iscritti (25,7%). È difficile ipotizzare come ciò si tradurrà dal punto di vista del controllo delle assemblee provinciali. Al Sud lo sconfitto in pectore potrebbe conseguire poco meno del 30% dei consensi, aumentando quindi la sua quota di controllo sul partito. Tuttavia, nel leggere questi dati bisogna tenere presenti due fattori. Primo, la tradizionale tendenza a salire sul carro del vincitore tipica, soprattutto, delle aree meridionali, che potrebbe avvantaggiare Renzi. Secondo, il voto degli iscritti è meno incline al cambiamento di quanto non sia quello di elettori e simpatizzanti, il che avvantaggia Cuperlo. Tutto ciò considerato, ci pare che Renzi possa ragionevolmente ottenere, almeno, l’appoggio del 60% degli iscritti. Insomma, ci aspettiamo che il futuro segretario possa contare su un sostegno non molto inferiore a quello di Bersani. Il rischio che ”l’intendenza (non) seguirà” rimane, ma la probabilità che si concretizzi pericolosamente – per Renzi, ovviamente – ci pare remota.

Tabella 1. Sostegno stimato degli iscritti a Cuperlo per regione e macro-area.

Regione

Stima voto Cuperlo tra gli iscritti (%)

Valle d’Aosta

Piemonte

Liguria

Lombardia

23,2

23,9

28,7

25,2

Nord-Ovest

 

25,3

Trentino Alto Adige

Veneto

Friuli Venezia Giulia

24,6

23,6

25,1

Nord-Est

24,0

Emilia-Romagna

Toscana

Umbria

Marche

28,0

20,3

24,2

23,6

Zona Rossa

24,2

Lazio

Abruzzo

Molise

Campania

Puglia

Basilicata

Calabria

Sicilia

Sardegna

26,9

25,8

23,9

28,7

22,5

32,3

31,3

29,7

30,2

Sud e Isole

27,8

Italia

25,7
* Gli autori Vincenzo Emanuele e Stefano Rombi sono docenti rispettivamente dell’Istituto Italiano di Scienze Umane e dell’Università di Pavia
Fonte: rivistailmulino.it

29 ottobre 2013

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