La storia del rifugiato siriano sgambettato in Ungheria

Al Ghadab assieme ai suoi figli Zaid e Mohannad – secondo il Daily Mail – fotografato in Germania

Al Ghadab assieme ai suoi figli Zaid e Mohannad – secondo il Daily Mail – fotografato in Germania

Ha 52 anni, quattro figli ed è un fisioterapista: è arrivato in Germania due giorni fa e ha raccontato la sua versione al Daily Mail

di Redazione

L’edizione online del tabloid britannico Daily Mail ha intervistato Osama Abdel Muhsen Al Ghadab, il rifugiato siriano di 52 anni che è stato sgambettato dalla cameraman ungherese Petra Laszlo mentre teneva in braccio suo figlio di 7 anni. Il video dello sgambetto è stato pubblicato e visto in tutto il mondo. Al Ghadab ha detto al Daily Mail di essere arrivato a Monaco di Baviera la mattina di sabato 12 settembre, circa dieci giorni dopo avere iniziato il proprio viaggio dalla Turchia.

Al Ghadab ha raccontato al Daily Mail parte del suo viaggio e le circostanze dell’”incidente” con Laszlo, completando le informazioni che suo figlio Mohannad – che poco meno di un anno fa è arrivato in Germania – ha dato in un’intervista all’edizione araba dello Huffington Post (qui tradotta in inglese). Laszlo, nel frattempo, è stata licenziata dalla tv per cui lavorava, e nei suoi confronti è stato aperto un procedimento penale per violazione dell’ordine pubblico. Il 10 settembre Laszlo ha anche scritto una lettera al giornale ungherese Magyar Nemzet  per scusarsi del suo gesto.

Al Ghadab ha 52 anni e dice che prima della guerra aveva «una vita normale». Viveva con sua moglie e i suoi quattro figli a Deir ez-Zor, una città siriana, e lavorava come fisioterapista e sovrintendente degli insegnanti di ginnastica. Deir ez-Zor è stata però interessata pesantemente dalla guerra civile siriana: all’inizio della guerra era controllata dai ribelli, mentre nel 2014 è stata attaccata dall’ISIS. Al Ghadab e la sua famiglia, dopo alcuni mesi passati in altre città siriane, si sono trasferiti in un campo per profughi siriani in Turchia.

Al Ghadab ha detto di avere iniziato il suo viaggio in Turchia, a Bodrum, dove per l’equivalente di 1.100 euro si è imbarcato assieme suo figlio Zaid su un gommone diretto all’isola greca di Kos. Bodrum è un’isola costiera turca da dove partono diversi gommoni per Kos: è l’isola dove è stato trovato il corpo di Alan Kurdi, il bambino la cui foto sulla spiaggia è circolata in tutto il mondo. A Kos, Al Ghadab e suo figlio sono riusciti ad imbarcarsi su un traghetto per la Grecia continentale. Da lì, dopo due giorni di “pausa”, Al Ghadab e suo figlio hanno ripreso il viaggio verso nord, passando per la Macedonia e la Serbia in parte a piedi, in parte in macchina o in bus. Una volta arrivati in Ungheria, i due sono finiti in un campo profughi temporaneo allestito dalla polizia ungherese a Roszke, vicino al confine con la Serbia. Le condizioni precarie del campo di Roszke sono da giorni raccontate dai giornalisti internazionali: mancano strutture di accoglienza e assistenza adeguate, e spesso i migranti sono lasciati quasi senza acqua e cibo.

Subito dopo lo sgambetto

Subito dopo lo sgambetto

Martedì 8 settembre, come ha raccontato la giornalista di CNN Arwa Damon, la polizia stava trattenendo nel campo di Roske migliaia di persone rassicurandole sul fatto che sarebbero arrivati dei pullman che li avrebbero portati in un centro dove i migranti non avrebbero dovuto fornire le loro impronte digitali (cosa che in genere molti si rifiutano di fare perché secondo gli accordi di Dublino dovrebbero poi rimanere in Ungheria per la gestione della propria richiesta di asilo). A un certo punto ci sono stati scontri fra la polizia ungherese e un gruppo di migranti – fra cui Al Ghadab, che si trovava lì con suo figlio – stufi di aspettare per i pullman.

Lo stesso Al Ghadab ha raccontato al Daily Mail:
“C’erano migliaia di persone, ed eravamo trattenuti lì in attesa che arrivassero dei pullman. Era un posto molto piccolo e c’era un sacco di gente. Alcune persone hanno perso la pazienza e iniziato a camminare: la polizia era lì per fermarli. La situazione era caotica, la gente ha cominciato a spingere. Non l’ho visto arrivare [lo sgambetto], non sapevo se me l’avesse fatto una cameraman o un poliziotto. A un certo punto mi sono semplicemente sentito cadere.”

Al Ghadab ha aggiunto che stava tenendo suo figlio Zaid in braccio perché poco prima il bambino era stato sgambettato da un poliziotto. Al Ghadab ha raccontato che la sera dello sgambetto suo figlio Zaid ha vomitato «per lo spavento». Non è chiaro come abbiano fatto i due ad arrivare in Austria: da lì sono poi riusciti a prendere un bus e arrivare in Germania. Rispondendo a Laszlo, che nella sua lettera a Magyar Nemzet si era detta «spaventata» e di aver reagito di conseguenza, Al Ghadab ha detto che «le persone lì non ce l’avevano con i giornalisti, perché trattavano i rifugiati molto bene».

Al Ghadab ha 52 anni ed è sposato con una donna siriana di 38 anni che ora si trova in Turchia. La coppia ha tre figli e una figlia, che secondo il Daily Mail hanno dai 7 ai 19 anni. Secondo quanto raccontato dal figlio maggiore Mohannad, suo padre lavorava come fisioterapista e collaborava con la squadra di Serie A siriana Al Fotuwa.

Al Ghadab ha parlato col Daily Mail il 13 settembre: ha spiegato di aver passato la notte da un amico e di voler cercare un hotel. Non ha spiegato dove intende andare dopo. LoHuffington Post ha spiegato che Al Ghadab si è portato suo figlio Zaid con sé nella speranza di fare poi richiesta di ricongiungimento familiare per sua moglie e i sue due figli, che oggi sono ancora in Turchia.

14 settembre 2015

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