Georgette e Bernard: «Costretti al suicidio per colpa dello Stato»

Bernard e Georgette Cazes

Bernard e Georgette Cazes

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di redazione di Uaar

La notizia del suicidio di Bernard e Georgette Cazes, intellettuali e coniugi ultraottantenni, sta scuotendo le coscienze e ha già riaperto il dibattito su fine-vita ed eutanasia in Francia. Lui, filosofo e studioso di letteratura, funzionario di stato, famoso economista. Lei, insegnante di lettere e latino e autrice di manuali scolastici. Si conoscono a Bordeaux da studenti dopo la seconda guerra mondiale, si amano e passano la vita insieme. Fanno due figli, di cui uno muore tragicamente a causa di un incidente all’età di 21 anni e alla cui memoria la madre dedica il libro sull’opera di Proust. Insieme curano anche un’antologia di testi di Paul Henry Thiry d’Holbach, il barone ateo dell’illuminismo francese. Sempre insieme hanno deciso di suicidarsi soffocandosi con dei sacchetti di plastica, dentro una camera dell’albergo Lutetia a Parigi. Il cameriere salito per portare la colazione li ha trovati morti, mano nella mano.

Il figlio racconta che già da anni avevano preso la decisione

Il loro diventa un caso pubblico, anche perché lasciano una lettera in cui spiegano le motivazioni del loro gesto e accusano direttamente la politica. Georgette e Bernard, dopo tanti anni di amore, non vogliono che uno di loro sopravviva all’altro e non sopportano l’idea di perdere l’autonomia a causa degli acciacchi dell’età o di eventuali patologie. Il figlio racconta che già da anni avevano preso la decisione di togliersi la vita insieme. Nella lettera ritrovata la coppia scrive: “la legge proibisce il ricorso a qualsiasi pillola letale che permetterebbe una morte dolce. Ma la mia libertà non è forse limitata solo da quella degli altri? Con quale diritto impedire a una persona che non ha più doveri, in regola con il fisco, che ha lavorato tutti gli anni dovuti e si è dedicata poi al volontariato nei servizi sociali, con quale diritto costringerla a pratiche crudeli, quando vorrebbe solo lasciare serenamente la vita?”.

Anche tra i francesi, poiché non esiste una legge che lo consenta, solo i più ricchi possono scegliere di andare in Svizzera per il suicidio assistito. In campagna elettorale il presidente François Holland aveva promesso una norma per il fine-vita anche in Francia. Il comitato degli esperti istituito dal governo sul tema fornirà il suo report entro il 16 dicembre. È prevedibile che il suicidio dei due intellettuali non farà che intensificare il confronto sul tema Oltralpe. In Italia, invece, il tema sembra ancora tabù. Eppure, anche da noi sono avvenuti episodi eclatanti, come quelli dei registi Mario Monicelli, ormai malato terminale e gettatosi dal quinto piano di un ospedale, e Carlo Lizzani.

La politica ancora non risponde alle istanze dei cittadini

Il tema è sempre sentito e l’opinione pubblica ha assunto posizioni più laiche negli ultimi anni, specialmente in seguito alle vicende di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro. Nonostante questo e nonostante l’impegno di diverse associazioni, tra cui l’Uaar, per una proposta di legge di iniziativa popolare su testamento biologico ed eutanasia, la politica ancora non risponde alle istanze dei cittadini. A parte un timido riscontro da parte della presidentessa della Camera Laura Boldrini, il Parlamento non ha ancora il coraggio di affrontare la questione. Una pavidità e un cinismo diametralmente agli antipodi dell’amore di Georgette e Bernard.

Sullo stesso argomento: (Lucio e il suicidio assistito: il tragico non c’è) vincenzomaddaloni.it

27 novembre 2013

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