Roma. La carica degli anti Carroccio festa per ventimila

Il gruppo di attivisti dei movimenti di lotta per la casa nella basilica di piazza del Popolo, a Roma. Vincenzo Tersigni, Ap/Ansa

Il gruppo di attivisti dei movimenti di lotta per la casa nella basilica di piazza del Popolo, a Roma. Vincenzo Tersigni, Ap/Ansa

Senza casa, migranti, centri sociali e partigiani dell’Anpi contro l’alleanza Lega-CasaPound Balli e concerti per dire “no a razzismo e fascismo” e “al malgoverno che ci ruba la vita”

di Corrado Zunino

Sono tanti nelle strade di Roma, gli anti-Salvini. Ventimila almeno, quando la Piazza del Popolo fascio-leghista si mostra per metà vuota e con larghi spazi. La battaglia delle presenze l’hanno vinta gli “anti” (fascisti, leghisti, razzisti). Non sono i trentacinquemila urlati dal camioncino che ritma i passi e dà gli aggiornamenti — «… hanno arrestato una compagna dei senza casa… Nella notte a Napoli dieci fascisti hanno attaccato due dei nostri…» —, ma il fiume di persone la cui testa è alla fine di via Cavour non lascia vedere la sua coda, che ancora curva in piazza dell’Esquilino: ottocento metri di folla lenta e divertita.

Una giornata di confronto tra il linguaggio triviale e le minacce roboanti alla civiltà, pronunciato per il divertimento dei facinorosi  raccolti in una Piazza del Popolo semivuota, e l'occupazione pacifica e gioiosa della città da parte di che davvero resiste alle tentazioni fascistoide e razziste e insieme alle politiche devastanti.dei servitori del mondo della finanza.  Di questa giornata Mauro Biani coglia un aspetto grottesco.

Una giornata di confronto tra il linguaggio triviale e le minacce roboanti alla civiltà, pronunciato per il divertimento dei facinorosi raccolti in una Piazza del Popolo semivuota, e l’occupazione pacifica e gioiosa della città da parte di che davvero resiste alle tentazioni fascistoide e razziste e insieme alle politiche devastanti.dei servitori del mondo della finanza. Di questa giornata Mauro Biani coglie un aspetto grottesco.

«Salvini, hai detto che siamo quattro squadristi: contaci uno a uno, non ci riesci manco se resti qui una settimana». La bella giornata, 18 gradi alle due del pomeriggio, e la buona vittoria in strada — sì che gli antagonisti giocano in casa, la capitale, ma sono stati gli altri, i leghisti nazionali, ad aver fatto le prime convocazioni e allestito treni e pullman — hanno tolto micce e aggressività a una delle sfilate più temute dell’anno. Alla fine, si è risolta nel corteo più pacifico degli ultimi dieci. Non c’è stato un assalto alle vetrine delle banche, dei postamat, non si sono visti cappucci alzati né sgraffittate sui muri. Qualche fumogeno, niente bomboni: «Con i numeri ti abbiamo respinto, Salvini, noi abbiamo memoria della tua storia e ti diciamo: “Roma te schifa”». Era venuti qui con buone intenzioni — pochi caschi allacciati alla cinta, dal primo pomeriggio — e le hanno mantenute.

Ad aprire la marcia il fumettone di Zerocalcare, #Maiconsalvini, ma anche contro tutte le politiche di austerity: «Sono il problema del paese e dell’Europa, non gli immigrati ». Renzi non piace di là, sul palco del Popolo, né di qua. Ma qua l’urgenza è dare una risposta antifascista immediata: i vecchi e meno vecchi dell’Anpi, che sullo striscione portano una foto seppiata di ragazzi partigiani con le munizioni a tracolla e la Piramide alle spalle, ballano al ritmo dei percussionisti de “la murga”.

Tre canotti grigi, servono per respingere il leader leghista, vengono issati e portati da piazza Vittorio fino a Sant’Andrea della Valle, tre chilometri lontano. Una ragazza recupera il dark di Siouxsie and the Banshees, nel gruppo si canta: “Qui non si sgombera, Roma si barrica”. La rappresentanza di Sel, lo striscione di Rifondazione, sì, c’è ancora. La Banda Bassotti che vuole il Donbass, in Ucraina, libero dai nazisti.

Al solito i cortei romani partono pigri e poi si gonfiano. L’antagonismo storico della città è rappresentato da Nunzio D’Erme, un orecchino per lobo. Poi il Fronte della gioventù comunista, cresciuti a cento, manifestazione dopo manifestazione, le solite bandierine rosse e i canti della Resistenza: «Salvini, attento, ancora fischia il vento». Molti migranti, sotto le insegne “La casa si prende”. Quelli dell’abitare sono gli unici con un cordone di sicurezza attorno. «Siamo la Roma che reagisce e non abbassa la testa, che odia i fascisti e i razzisti, quella degli sfruttati e degli studenti che studiano nelle città distrutte da anni di malgoverno: vogliamo riprenderci le strade dalle mani di coloro che stanno rovinando le nostre vite».
 
Si teme, in avvio, davanti ai magazzini allo Statuto chiusi, che i conti non tornino, che i pochi, frustrati, possano diventare aggressivi, ma all’altezza della Basilica di Santa Maria Maggiore il corteo è già raddoppiato e svelenito. Ancora una brutta notizia — in cinque, a Termini, hanno picchiato uno dei nostri —, ma la sostanza è quella di un sabato senza violenza, dopo un venerdì di assalti in Piazza del Popolo e scontri con la polizia in Piazzale Flaminio. La mattina sono stati segnalati alcuni cassonetti bruciati sulla Tiburtina e sulla Nomentana, all’altezza del raccordo, ma ora il corteo sfila davanti a bar, gelaterie, ristoranti, minimarket, librerie aperte. Su due ruote quelli di “Biciclissima”.
 
Lungo i Fori imperiali vanno al microfono le star del reggaeton italiano: musica dal vivo, camminante. Poi gli Assalti frontali: “Roma meticcia”. Piazza Venezia, quindi davanti alle vecchie Botteghe Oscure e Largo Argentina: «Siamo troppi per entrare in Campo de’ Fiori». Allora retromarcia, con la coda che diventa testa e i troppi in corteo che adesso si mischiano con quelli delle domeniche pedonali. Al tramonto, le diciotto e trenta, il corteo dei movimenti romani si scioglie davanti al Colosseo, ecco i primi petardi. Un gruppo prosegue fino a San Lorenzo: «Non vogliamo andar via da soli». Il leone di San Marco è ancora incappucciato. A fianco, la scritta: “Odio la Lega”.
 

Fonte: Repubblica

2 marzo 2015

Ti è piaciuto il contenuto? Condividi con i tuoi amici.