Uffa, è dal 1957 che si parla di parità di retribuzione tra uomini e donne

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URGE affrontare il divario di parità di retribuzione e delle pensioni, all’adeguata considerazione del ruolo dei sistemi di valutazione e di classificazione del lavoro, alla necessaria tutela della gravidanza, del ruolo del congedo di maternità e del relativo regime in vista di una parità di genere sul lavoro e per le carriere. Finalmente qualcosa sta per accadere. Vediamo cosa

di Redazione

La riduzione del gender pay gap (differenziale retributivo di genere) è la questione al centro di un documento appena pubblicato dal Parlamento Europeo e intitolato Gender equality in employment and occupation.

In numerose risoluzioni, il Parlamento europeo ha chiesto una legislazione più efficace nel ridurre o eliminare il persistente gender pay gap e, più in generale, per garantire condizioni di parità tra uomini e donne sul lavoro e pari opportunità nell’accesso al lavoro. Il principio della parità di retribuzione è contenuto nel trattato di fondazione della CEE del 1957. La direttiva 2006/54/CE ha fornito in questo senso la rielaborazione di una legge del 1975 che aveva lo scopo di favorire la parità di genere nell’accesso all’occupazione. Questa direttiva ha consolidato un precedente normativo in quest’area poi sviluppata dalla Corte europea di Giustizia.

donne-operaieMa quali sono stati gli effetti della direttiva? È necessaria un’ulteriore azione legislativa? A queste domande prova a rispondere il documento, basato sulla ricerca di quattro gruppi di esperti indipendenti, tra cui Marcella Corsi di inGenere, chiamati dal Parlamento Europeo ad analizzare diversi aspetti dell’applicazione della direttiva. I temi affrontati spaziano dagli aspetti giuridici – in particolare, la discriminazione diretta e indiretta – all’efficacia della direttiva nell’affrontare il divario di parità di retribuzione e delle pensioni, all’adeguata considerazione del ruolo dei sistemi di valutazione e di classificazione del lavoro,  alla necessaria tutela della gravidanza, del ruolo del congedo di maternità e del relativo regime in vista di una parità di genere sul lavoro e per le carriere.

La conclusione è che è forte la necessità di azioni immediate e vigorose a livello di Unione europea, che vadano oltre le misure volontarie, e siano in linea con le risoluzioni del Parlamento europeo.

11 settembre 2015

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